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Il Comune di Vignanello in Provincia di Viterbo sorge sulle pendici collinari che dal Cimino scendono verso la valle del Tevere. 


L’abitato originario si è sviluppato su di un lungo colle disteso da oriente a occidente, delimitato da due vallate in cui scorrono modesti corsi d’acqua.



Le origini di Julianello

Le notizie circa sue origini ci provengono da tradizioni più o meno leggendarie, scrive Giovanni Petrucci nel suo libro Vignanello: 

«Contraddittorie sono poi le versioni sulle sue origini. 
Vogliono alcuni che sorgesse il primitivo abitato ad opera di terrorizzati fuggiaschi dalle invasioni dei Goti che, calati in Italia sotto la guida di Alarico, coronarono la sinistra serie delle stragi e delle devastazioni col memorando sacco di Roma del 410.
Era verosimilmente allora la superficie oggi occupata dal nostro paese ricoperta da folte boscaglie, sicché nulla di più probabile che sia potuta servire di rifugio alle disperse popolazioni delle pianure.
Cominciarono queste naturalmente a cercare ricovero in grotte scavate nella nuda roccia arrivando poi, col tempo, alla costruzione di abitazioni in muratura.
Vuole invece una tradizione locale, riportata dal Palmieri, che la costruzione di Vignanello fosse iniziata nel 412 da un tal Giuliano, onde, dal latino Iulianus, Iulianellus, e successivamente, come in varie scritture dell’epoca: Iulianello, Ignanello, Iugnanello, Vilianello e Vignanello».

Lo stesso autore ci fornisce notizie riguardo ad epoche successive: Vignanello era sotto il dominio della Chiesa nel 604 d.C., due secoli più tardi (853 d.C.) era governato da monaci benedettini che, sempre secondo una tradizione, avrebbero edificato l’antica rocca, mentre nel 1169 veniva tolto ai pontefici da Federico Barbarossa che lo donava alla città di Viterbo.
 

Il periodo medievale

Alla fine del XII secolo, il castrum di Vignanello apparteneva al vasto contado di Viterbo, ma dopo anni di aspre lotte, nel 1228, i Prefetti di Vico lo tolsero ai Viterbesi, che in quest’occasione ne demolirono la rocca. 

Nel 1254 Vignanello viene dato in feudo alla famiglia Ildebrandina dei Signori di Bisenzio e per questi ultimi è governato da Orso Orsini. Nei secoli successivi Vignanello, oggetto di aspre contese fra le varie famiglie, città e istituzioni, non ebbe mai un governo stabile, vi furono rivolte, assedi, battaglie, fino a che nel 1531, papa Clemente VII lo concesse in feudo perpetuo a Beatrice di Pier Bertoldo, del ramo di Latera della famiglia Farnese.

Dai Farnese ai Marescotti

Alla morte di Beatrice Farnese, le succede nel governo del feudo la figlia Ortensia, sposata con Sforza Marescotti. Papa Paolo III conferisce loro il titolo comitale ed il castrum di Vignanello viene così eretto a contea.

Nell’agosto del 1538 Sforza viene assassinato e l’anno successivo Ortensia, già madre di Alfonso e Beatrice Marescotti, sposa Girolamo dei Conti di Marsciano.

Nel 1545 Ortensia è di nuovo vedova, governa da sola Vignanello fino al maggio 1549, quando sposa il Conte Ranuccio Baglioni. 

Anche questo matrimonio non ha lunga durata. Nel 1553, durante le opere di scavo del fossato attorno alla rocca, i vassalli, esasperati dalle angherie perpetrate dal conte che li costringe a lavorare «tutto il dì senza darli un bicchier d’acqua», ordiscono una congiura e la mattina del 18 settembre Ranuccio Baglioni viene assassinato mentre, insieme ad un servo, si reca a controllare lo stato dei lavori.

Per Vignanello arriva un periodo assai critico, anni di commissariamento, con processi ed esecuzioni. Ortensia muore nel 1582, lasciando erede universale il figlio Alfonso Marescotti. Si susseguono diversi processi fra la comunità di Vignanello e Alfonso, che «non osserva né intende osservare statuti o legge o vero consuetudini ma ogni cosa regge e governa secondo il suo volere». Anche Marcantonio, suo figlio, compie ogni sorta di delitti nei confronti dei vignanellesi, tanto che entrambi subiscono la confisca del feudo.
 

Il dominio Marescotti-Ruspoli

Alfonso Marescotti muore il 25 marzo 1604, il papa stabilisce la restituzione del feudo a Marcantonio, suo figlio,i vignanellesi si oppongono ma vengono costretti ad accettarlo. 

Dopo la morte di Marcantonio (1609) il governo passa al figlio Sforza Vicino, che sposa Vittoria di Orazio Ruspoli di Siena. Per volere del Marchese Bartolomeo, fratello della sposa, i nipoti assumeranno il cognome del casato Ruspoli.

Con Marcantonio Marescotti, primogenito di Sforza Vicino, ha inizio un epoca di serenità per Vignanello, che vede il momento di massimo splendore con Alessandro Marescotti Capizucchi e con suo figlio Francesco Maria, fra il 1688 ed il 1731. In questo periodo vengono costruiti i due borghi (San Sebastiano e Molesino), la porta che guarda a Vallerano, la Chiesa dei SS. Angeli Custodi, la casa del governatore, la Chiesa Collegiata, il palazzo con gli archi. Il principe Francesco Maria Ruspoli, nel 1707 ospita a Vignanello Georg Friedrich Händel, che qui compose e suonò delle cantate. 

Nel 1798, in seguito alla rivoluzione di Roma e a quella di Napoli, Vignanello subisce l’assedio da parte di una divisione francese che dopo aver lasciato Roma si dirigeva verso le truppe dei Napoletani al fine di accerchiarle. I vignanellesi rispondono al fuoco barricandosi nel castello e riescono a resistere. 

Con le riforme di Pio VII, nel 1816, i principi Ruspoli perdono la giurisdizione sul feudo di Vignanello, mantenendo comunque il titolo nobiliare e i possedimenti.

Nel 1870, con l’unità d’Italia, per Vignanello termina il dominio della Stato Pontificio ed entra così a far parte del Regno d’Italia.


fonte:    http://www.comunedivignanello.eu

 

 I Vini di Vignanello : La coltivazione della vite nella zona dei Cimini è nota da tempo immemorabile. Il comune di Vignanello è all'epicentro di un'area che dalle pendici del Monte Cimino degrada verso la Valle del Tevere, zona di produzione di ottimi vini. Nel 1911 la prima Cantina Sociale, sorta nel 1903, vinse la medaglia d'oro all'Esposizione Internazionale di Torino con la presentazione del Greco di Vignanello.

La Cooperativa Viticoltori dei Colli Cimini nel 1992 ha ottenuto il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata per il Vignanello. Attualmente produce e commercializza vini DOC di qualità fra i quali si ricordano il Greco di Vignanello, il Vignanello Superiore, il Santa Bruna, il Rulliano, il Domnico.

Il Greco di Vignanello DOC, un bianco derivato da un vitigno autoctono, ha colore paglierino scarico con riflessi verdognoli, profumo e gusto delicatissimi, con retrogusto amarognolo, si abbina preferibilmente ai piatti di pesce.

Il Vignanello Rosso DOC Santa Bruna, un rosso particolare in cui convivono al 50% Sangiovese e Ciliegiolo, nasce da un'attenta lavorazione dopo una soffice pressatura e fermentazione a temperatura controllata che gli conferiscono un colore rubino tenue, un profumo delicato con sentore di banana, un gusto persistente e vivace;

Il Vignanello Rosso DOC Riserva 1999 Rulliano nasce dal sapiente connubio di uve selezionate di Sangiovese, Ciliegiolo e Merlot. La macerazione di sette giorni, la fermentazione in piccoli recipienti di acciaio, la messa in barrique in primavera per circa otto mesi, la messa in vendita dopo un anno: questo complesso processo permette di ottenere un vino rosso rubino intenso tendente al granato, delicato e caratteristico, di sapore asciutto, caldo, robusto ed armonico; si sposa perfettamente con i grandi arrosti della nostra tradizione, soprattutto se di cacciagione.

Le nocciole di Vignanello : La nocciola è tra i prodotti che tengono alto il prestigio gastronomico del Lazio, ha un elevato potere nutritivo, a tavola è ottima non solo nei classici biscotti, gelati, torte e torroni, ma anche e soprattutto nei dolci tipici vignanellesi quali i tozzetti o i crucchi.

Le nocciole vignanellesi sono del tipo Tonda Gentile Romana, la cui polpa chiara e consistente svela all’assaggio il gusto delicato tipico di questa varietà. La combinazione cioccolato e nocciole rappresenta il mix ideale per riacquistare buonumore e salute perché le caratteristiche nutrizionali delle nocciole, unite alle particolari virtù del cioccolato, determinano benefici effetti sia sull'umore che sullo stato fisico in quanto questo tipo di frutta secca, oltre a mantenere basso il livello di colesterolo nel sangue, stimola il sistema immunitario, inoltre le nocciole sono molto ricche di ferro (3,8 mg/100 gr), di potassio (466mg/100 gr), di calcio (150 mg/100 gr), di fosforo (322mg/100 gr) e di sostanze antiossidanti che proteggono dall'invecchiamento.

L'olio extravergine di oliva di Vignanello
L'enorme varietà di aromi che l'olio d'oliva può avere lo rende un alimento utilizzabile in qualunque tipo di cucina.I conoscitori e gli amatori sanno che l'olio d'oliva può essere fruttato o speziato, dolce o amaro, forte o delicato; il suo gusto infatti è fortemente determinato da diversi fattori naturali.
L'olio extravergine di oliva prodotto a Vignanello è di eccezionali caratteristiche qualitative, di bassissima acidità, col fragrante aroma e sapore del frutto. Particolarmente indicato per chi ama un’alimentazione sana e genuina.
Le olive, raccolte a mano, vengono molite entro le 24 ore successive.


Tra i monumenti di più prestigio troviamo:

Castello Ruspoli:

fu edificato nel 1280, al tempo di Nicolò III, e sorgerebbe su una precedente struttura Benedettina del IX-XI sec. La sua ristrutturazione nella forma attuale, forse su progetto di Antonio da Sangallo il Giovane, risale al 1536 ca. è dovuta alla volontà del conte Sforza-Marescotti e alla suocera Beatrice. Di forma quadrangolare, presenta 4 bastioni, merlature ghibelline ed è circondato da un fossato; pur essendo austero ed imponente ha una certa eleganza tipica delle dimore rinascimentali. Esso è dotato di un Giardino all’Italiana, voluto nel 1611 da Ottavia Orsini, che è considerato un modello di pregio, perché è giunto sino a nostri giorni pressoché integro; diviso in 12 parterre rettangolari composti di siepi miste (mirto, lauro-ceraso, bosso, viburno), al centro ha una peschiera in peperino a 4 arcate, circondata da una balaustra, forse opera del Vignola. Agli angoli dei parterre ci sono spettacolari piante di limoni contenute in vasi di terracotta.

 

Chiesa di Santa Maria della Presentazione:

costruita nel 1723, per volere di Francesco Maria Ruspali su una precedente chiesa, essa fu progettata da Giovan Battista Contini ed edificata sotto la direzione dell’ architetto Giovan Battista Gazzale. Consacrata nel 1725 da Benedetto XIII. La facciata è caratterizzata da ordine tuscanico e ionico sovrapposti, l’interno ad aula unica è coperto a botte e nell’abside si trova una preziosa Gloria di angeli, in stucco dorato, che racchiude una Madonna con Bambino opera di Annibale Carracci. Conserva inoltre una tavola del 1495, che non è sempre possibile ammirare, opera di Giovan Francesco D’Avanzarano detto il Fantastico, raffigurante da un lato la Madonna Orante e dall’altro il Cristo seduto sulle nuvole. Chiesa di San Sebastiano: edificata nel 1625 per volontà di Ottavia Orsini, essa conserva una tela attribuita al Pomarancio raffigurante l’Incoronazione della Vergine fra S. Francesco e S. Sebastiano, donata alla comunità nel 1626 da Vicino Sforza.

 

Casini Ruspoli:

edificati a partire dal 1722 per volere dei Ruspoli, su progetto degli stessi Contini e Gazzale autori di S. Maria della Presentazione, sono chiamati anche “Palazzo con gli archi”perché ben cinque sono le arcate dell’ampio porticato che li adorna, sulla sommità della facciata ci sono gli stemmi dei committenti.

 

Fontana Barocca:

fu fatta costruire nel 1673 da Francesco Marescotti per fornire acqua al paese. Essa è in peperino, con un frontone costituito da due volute che ornano lo stemma dei Marescotti. L’acqua esce dalla bocca di un mascherone e ricade in una grande vasca.

 

Chiesa della Madonna del Pianto:

costruita in forme circolari nel 1785, con le offerte dei vignanellesi, sul luogo dove era avvenuto un miracolo.

 

Chiesa di San Giovanni Decollato:

ultimata nel 1615, oltre alla volta affrescata, conserva una tela raffigurante l’Immacolata Concezione.

Il paese ha dato i natali a Clarice Marescotti (1589-1640) beatificata nel 1726 e poi canonizzata da Pio VII con il nome di Santa Giacinta nel 1807.


 

 
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